Sicurezza sul lavoro: la mia analisi

Negli ultimi due anni ho avuto modo di avvicinarmi al mondo della sicurezza sul lavoro, ed in particolare al mondo dei consulenti e delle società che fanno della sicurezza sul lavoro un business. È stato un viaggio strano, fatto di scoperte ed incomprensioni, di nuovi modi di pensare e di parlare. Ma iniziamo dall’inizio.

Come è iniziata

Verso la fine del 2015 mi è stato chiesto di eseguire l’analisi per un nuovo software per la sicurezza sul lavoro. Da anni mi occupo di eseguire l’analisi di nuovi software, a volte in modo diretto altre come consulente che fornisce “solo” qualche contributo all’analisi svolta da altri. A seconda dei casi mi avvalgo del supporto di alcuni colleghi in funzione dei compiti che ci vengono assegnati: solo analisi, analisi e coordinamento, analisi coordinamento e sviluppo della soluzione.

Negli anni abbiamo svolto analisi per molte società, soprattutto nell’ambito finance, per sistemi di diversa complessità. Posso affermare che le difficoltà più grandi non si trovano nel dominio del problema, ma nella comunicazione con il cliente.
Comprendere il suo linguaggio, tradurlo in qualcosa di realizzabile è spesso un lavoro che richiede molti incontri e qualche scontro. Il nostro compito non è fare quello che ci chiede, ma aiutarlo a chiedere le cose giuste.

Provate ad andare dal medico a dirgli che avete bisogno di un antipiretico. Se è gentile vi chiederà come vi sentite e quali sintomi avete, il suo lavoro non è darvi l’antipiretico, ma capire di cosa avete bisogno veramente per guarire. Se non è gentile … beh ve lo risparmio, non è difficile da immaginare.

Un mondo “strano”

Abbiamo quasi sempre avuto a che fare con aziende molto strutturate, che producono centinaia di applicazioni software (le banche sono tra le più grandi software house d’Italia). La comunicazione è quasi sempre semplice e strutturata, con persone che sono abituate a produrre richieste con un certo livello di coerenza e di dettaglio. Nonostante questo, sono frequenti i casi di richieste contraddittorie e ambigue. Ma questo è il nostro lavoro. Siamo pagati per dipanare la matassa.

Ecco, il mondo della Sicurezza sul Lavoro fa capitolo a parte. Se negli altri settori in alcuni casi abbiamo dovuto lottare, in questo abbiamo vissuto una guerra. La complessità e la totale mancanza di modelli coerenti la fa da padrona. È tutto da inventare, tutto da costruire.

Abbiamo passato tantissimo del nostro tempo cercando di capire e di modellare un mondo che allo stato attuale non ha standard, non ha schemi, gli stessi termini spesso non sono utilizzati in modo coerente. Sia chiaro, il singolo addetto del settore è estremamente certo di quello che dice, ma lui stesso nella definizione di alcuni termini non è sufficientemente preciso. Le parole e la definizione delle stesse sono il primo punto per una buona analisi. Se non ci mettiamo d’accordo su cosa vuol dire pericolo, cosa vuol dire danno etc. non andiamo da nessuna parte. E non è che non siano definiti, è che sono in genere dei termini troppo vasti, che abbracciano troppi concetti. Vanno quindi declinati nelle singole casistiche ed analizzati di volta in volta.

Una volta fatta chiarezza sulle parole e sui concetti che queste esprimono, bisogna capire come le stesse si relazionano tra loro e le regole che le governano. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di applicare le norme, in realtà queste ultime non bastano neppure per coprire il 10% delle funzioni che deve svolgere il software. Il resto è prassi, buonsenso, al fine di produrre sistemi coerenti nei principi e nel funzionamento e, tanta, tantissima opinione personale.

Una volta arrivati a questo punto, c’è tutto ciò che non attiene alla sicurezza sul lavoro: come deve funzionare un buon software. Interfacce chiare ed uniformi, che aiutino a governare la complessità (che c’è e non può essere eliminata).

Se sulla prima parte, cos’è e come funziona la sicurezza sul lavoro, ci sono tante idee spesso raccontate in modi diversi ma convergenti, sulle modalità di lavoro ho trovato il vuoto. Provate a chiedere agli addetti ai lavori come organizzano il loro lavoro. Scoprirete che la maggior parte non lo organizza affatto, qualcuno organizza il proprio lavoro, praticamente nessuno il lavoro del team.

Leggi anche: Analisi soggettiva del mondo
della Sicurezza sul lavoro [Seconda parte]

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